domenica 13 febbraio 2011

RADIO DAYS-IL CINEMA ATTRAVERSO LE COLONNE SONORE

In onda su Radio Città - Benevento su 95.800 Mhz e in streaming su http://www.ustream.tv/channel/radio-city-planet è partito il programma Radio Days: il cinema attraverso le colonne sonore. Ascoltateci il giovedì alle 16:00 e in replica la domenica alle 20:00


martedì 8 febbraio 2011

Chaplin nel ‘47

Immediatamente boicottato nell’America maccartista, racconta la storia di un uomo che dopo essere stato licenziato per mantenere la moglie malata e il figlio seduce donne ricche e sole per poi ucciderle e derubarle dei beni. Al processo si difende sostenendo di non aver fatto nulla di diverso da quello che normalmente fanno gli Stati per mantenere il proprio potere: muovono guerra ad altri Stati per impossessarsi delle ricchezze altrui uccidendo migliaia di innocenti.

lunedì 7 febbraio 2011

Una sola inquadratura

Alfred Hitchcock: «La commedia (Rope di Patrick Hamilton da cui è tratto Nodo alla gola) aveva la stessa durata dell’azione, aveva un andamento continuo, dal momento in cui si alzava il sipario fino a quando era calato e mi sono chiesto: come posso filmare questa storia mantenendo lo stesso andamento della commedia? La risposta era evidentemente che la tecnica del film avrebbe dovuto produrre la stessa continuità e che non si sarebbe dovuta fare nessuna interruzione all’interno di una storia che inizia alle 19:30 e termina alle 21:15. Allora mi è venuta quest’idea un po’ folle di girare un film costituito da una sola inquadratura. La difficoltà consisteva nell’interruzione forzata alla fine di ciascuna bobina (la pellicola presente in un caricatore della macchina da presa dura solo 10 minuti); l’ho risolta facendo passare un personaggio davanti all’obiettivo per oscurarlo nel momento preciso in cui la pellicola nel caricatore finiva. Così c’era un primissimo piano sulla giacca di un personaggio e all’inizio della bobina successiva si riprendeva ancora col primissimo piano sulla sua giacca» (da un’intervista rilasciata a Francois Truffaut)

venerdì 7 gennaio 2011

Il fu (una, due, tante volte) Mattia Pascal

Che viaggio può fare un testo letterario? Mi sono imbattuta per caso in un numero del noto fumetto di Tiziano Sclavi (Dylan Dog n° 67) per scoprire che la storia “L’uomo che visse due volte” è tratta dal noto romanzo pirandelliano “Il fu Mattia Pascal”. Il romanzo, infatti, che ha avuto un’eccezionale fortuna, tradotto nella maggior parte delle lingue europee già negli anni ’20-’30, ha subìto trasposizioni teatrali da parte di registi d’eccezione per giungere fino ad un genere letterario considerato popolare, di massa. Anche il cinema l’ha tre volte trasposto (Marcel L’Herbier Le feu Mathias Pascal nel 1925, Pierre Chenal L’homme de nulle parte nel 1936, Mario Monicelli Le due vite di Mattia Pascal nel 1985) a seconda del genere che voleva privilegiare o in base al pubblico fruitore. Chenal arricchisce il realismo francese degli anni ’30 di una potente dimensione politica e umanistica; Monicelli carica il suo protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, delle caratteristiche dell’uomo medio italiano, vitellone ed egoista nell’Italia del boom economico e del radicamento della mafia nella società. Il film di L’Herbier è il più riuscito, sia dal punto di vista tematico tracciando un’apologia della libertà, sia dal punto di vista tecnico. L’Herbier, regista sperimentale, sfrutta in questo film gli elementi onirici e surreali, mettendoli a servizio della futura avanguardia francese.